Nel 2025 le esportazioni italiane del settore si mantengono stabili (–0,5%). La crescita del movimento terra sostiene il comparto, mentre pesano incertezze globali e domanda meno dinamica. Segnali positivi da alcuni mercati esteri, mentre si aspetta l’avvio della 32° edizione di SaMoTer, il Salone Internazionale Triennale di Macchine per Costruzioni, in programma a Verona dal 6 al 9 maggio 2026.

 

Verona, 24 Marzo 2026 – L’export italiano di macchine per costruzioni ha raggiunto nel 2025 un valore complessivo di circa 3 miliardi e 226 milioni di euro, registrando una leggera flessione dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Tutto ciò conferma la sostanziale stabilità del comparto, nonostante le sfide dei mercati internazionali, l’incertezza economica globale e le tensioni commerciali che continuano a pesare sull’export. È quanto emerge dalla elaborazione dei dati del terzo Report Commercio Estero del 2026 elaborato da Unacea (l’Unione italiana macchine per costruzioni) in collaborazione con Cer (Centro Europa Ricerche) in attesa di SaMoTer 2026, il Salone Internazionale Triennale delle Macchine per Costruzioni in programma a Verona dal 6 al 9 maggio 2026. «Nonostante un contesto internazionale complesso – spiega Luca Nutarelli, direttore di Unacea – il settore delle macchine per costruzioni mostra una tenuta significativa. Le esportazioni restano solide, grazie soprattutto al traino delle macchine per il movimento terra, che confermano la capacità del comparto di affrontare le sfide globali. Questo risultato evidenzia la forza del Made in Italy, sostenuta da innovazione tecnologica, attenzione alla sostenibilità e investimenti mirati in nuovi mercati. Pur in presenza di incertezze geopolitiche e fluttuazioni della domanda internazionale, il settore continua a rappresentare un motore strategico per l’economia italiana, capace di coniugare qualità, efficienza e competitività sui principali mercati esteri». Il settore italiano delle macchine per costruzioni rappresenta un comparto strategico della meccanica nazionale e un abilitatore chiave dello sviluppo infrastrutturale e della transizione sostenibile del settore delle costruzioni, generando circa lo 0,3% del PIL, oltre 21mila macchine immesse annualmente sul mercato e circa 85mila unità lavorative considerando l’indotto. 

 

In questo scenario, la 32° edizione di SaMoTer rappresenta un appuntamento strategico per accompagnare il settore in questa fase di trasformazione, offrendo una piattaforma di business e confronto sui principali driver di sviluppo: innovazione, sostenibilità e digitalizzazione. Con 6 padiglioni 3 aree esterne per una superficie totale di oltre 50mila metri quadrati e con oltre 500 espositori già registrati, la manifestazione (organizzata da Veronafiere in partnership con Unacea e Cece) si conferma così un hub di riferimento a livello europeo per imprese, operatori e stakeholder dell’intera filiera delle costruzioni: dal movimento terra al sollevamento, dalla demolizione alla perforazione, passando per la  frantumazione e per i veicoli per cava e cantiere, ma anche dal calcestruzzo al settore stradale, senza dimenticare le attrezzature, i componenti motori, i ricambi, la logistica, i servizi e le soluzioni ICT. Per quattro giorni Verona diventerà il baricentro di un comparto che incide in modo significativo su occupazione, innovazione e sviluppo infrastrutturale. La rassegna non sarà, quindi, soltanto una vetrina di prodotto, ma un osservatorio economico-industriale capace di interpretare le dinamiche del mercato e di orientare le scelte dell’intera filiera.

Il quadro messo in luce da Unacea evidenzia andamenti differenziati tra i principali mercati di destinazione, con segnali di tenuta e crescita in alcune aree che contribuiscono a compensare le difficoltà registrate in altri contesti internazionali, ancora influenzati da incertezze geopolitiche, tensioni commerciali e da una domanda globale meno dinamica rispetto agli anni precedenti. In particolare, accanto alla solidità dei mercati più maturi, emerge il dinamismo di alcune aree in espansione, dove gli investimenti infrastrutturali e i programmi di sviluppo continuano a sostenere la domanda di macchine per costruzioni, confermando la capacità delle imprese italiane di adattarsi a scenari diversificati e in continua evoluzione. Le prospettive del settore restano comunque legate a diversi fattori chiave: dagli investimenti in infrastrutture previsti in Europa e nei principali mercati internazionali, anche alla luce dei programmi di rilancio economico e delle politiche pubbliche di sviluppo, alla transizione tecnologica verso macchine sempre più efficienti, sicure e sostenibili, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione dell’impatto ambientale. A questi si affianca la crescente digitalizzazione dei cantieri e dei processi produttivi, con l’integrazione di soluzioni innovative che stanno progressivamente trasformando l’intera filiera delle costruzioni, migliorando produttività, sicurezza e competitività del settore su scala globale.

Nel dettaglio delle categorie merceologiche, nello scorso anno le esportazioni italiane hanno mostrato dinamiche eterogenee. A trainare il settore sono le macchine e le attrezzature per il movimento terra, che si confermano il comparto più rilevante con 1 miliardo e 550 milioni di euro di vendite all’estero, in crescita del 7,1% rispetto al 2024. Segnali positivi arrivano anche dalle gru a torre, che raggiungono 158,1 milioni di euro (+3,2%), e dalle macchine stradali, con 101,8 milioni di euro (+3,6%). Di contro, si registrano flessioni in altri segmenti della filiera: le macchine per la preparazione degli inerti si attestano a 633,3 milioni di euro (–6,7%), le macchine per la perforazione a 485,6 milioni di euro (–9,4%), mentre le macchine per il calcestruzzo segnano 296,9 milioni di euro di export (–9,8%). Tra i Paesi esteri in cui l’export è aumentato maggiormente tra gennaio e dicembre 2025 si possono citare Europa centro-orientale, Medio Oriente, Stati Uniti, Brasile, Nord Africa e altri Paesi Africani. Il saldo commerciale del settore nel 2025 si attesta a quasi 911 milioni di euro, registrando una flessione del 14,1% rispetto all’anno precedente, a conferma di un contesto internazionale ancora complesso nonostante la tenuta complessiva dell’export